Pastor in India Traumatized after Attack

Muslim Extremists in India Attack, Threaten Christian Women

CONTRO IL SATANISMO GENDER OBAMA, L'ANTICRISTO ISLAMICO MOSTRO ] Conferenza Episcopale Italiana. CONSIGLIO PERMANENTE. Roma, 24 - 26 marzo 2014. PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE
http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2014-03/26-3/Prolusione%20del%20Cardinale%20Presidente.pdf
1. Venerati e Cari Confratelli,ha inizio il Consiglio Permanente nel giorno dei “missionari martiri”, ormai nel cuore della Quaresima, e ci lasciamo quindi guidare dalla vivente memoria di quanti hanno dato la vita per la predicazione del Vangelo fino ai confini del mondo. Ma anche dal Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato alla Chiesa in preparazione alla Pasqua, vertice e fonte dell’Anno liturgico.Siamo grati al Papa che, ha onorato la nostra Conferenza con un nuovo membro del Collegio Cardinalizio, S.Em. il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e Vice Presidente della CEI:
al neo porporato, del quale apprezziamo la “sapientia cordis”, esprimiamo la nostra
gratitudine, e assicuriamo la nostra preghiera, perché – con l’intero Collegio – possa coadiuvare più da vicino il Successore di Pietro nella sollecitudine “omnium ecclesiarum”. Il nostro ricordo orante è anche suffragio per S.E.Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo emerito di Cosenza - Bisignano e già Vice Presidente della CEI, che quest’oggi ha concluso il suo pellegrinaggio terreno. 1.Quaresima, tempo di grazia Cristo “si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” 2 Cor8,9): è questo il titolo del Messaggio quaresimale. Il Santo Padre subito ci ricorda che queste parole indicano innanzitutto con quale stile Dio opera nella storia: “Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo,ma con quelli della debolezza e della povertà” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2014). A questo stile divino la Chiesa deve continuamente guardare in quel percorso mai concluso di conversione del suo modo di essere tra gli uomini. È con tale spirito che anche noi continueremo il compito di revisione dello Statuto, dopo la prima tappa dell’ultimo. Consiglio Permanente di gennaio. In quei giorni abbiamo sperimentato ancora una volta la passione e la responsabilità per la nostra amata Conferenza, ed abbiamo esaminato con puntuale attenzione e metodo il ricco materiale pervenuto dalle Conferenze Episcopali Regionali. Così come affronteremo due Note di rilievo, rispettivamente per la Scuola Cattolica, vero patrimonio del Paese, e per l’Ordo Virginum , nuovo carisma per la Chiesa.L’amore per gli uomini peccatori conduce Dio a rivestirsi della nostra povertà – Lui,senza peccato – ma non per fermarsi ad essa, bensì per arricchirci: se, la povertà di Cristo È “il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano”, la sua ricchezza è l’affidarsi a Dio Padre in ogni momento fino al culmine della croce. È qui, sul Calvario, il punto in cui la povertà di Gesù s’incontra con la sua ricchezza, e ci salva dal peccato della superbia e dell’autosufficienza. In altre parole, “la ricchezza di Gesù è il suo essere Figlio”. In questa prima parte del Messaggio siamo ricondotti salutarmente al cuore del Vangelo, alla sorgente della gioia cristiana: Dio non è solamente Creatore, ma anche Padre, e nessuno quindi è orfano. Se in tempi recenti forse vi era il rifiuto del “padre” – categoria che esprime ogni legame di riferimento e di valore – oggi la situazione sembra rovesciata: a tutti i livelli e età pare che vi sia la
ricerca del “padre ”, cioè di punti di riferimento veri e credibili, che aiutino l’orientamento dentro ad una nuova Babele. Ritorna l’invito AD “uscire” da piccoli porti e a prendere il largo, perché il bene tende a espandersi e la gioia a condividersi perché sia più grande. È la missionarietà a cui il Santo Padre continua ad incoraggiare l’intera Chiesa. Nella seconda parte, il Messaggio riflette sulla testimonianza: infatti “Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri” (id ). E affronta tre 2 tipi di povertà umane: la miseria materiale, quella morale e infine quella spirituale. Tra queste miserie vi è, non di rado, una rete più o meno evidente di relazioni causali e di reciproco rafforzamento. 2. Miseria materiale “La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana” (id). Ci portiamo – come sempre – in mezzo alla nostra gente, di cui condividiamo le speranze e le ansie in questO tempo particolarmente pesante. Ormai, sono passati più di sei anni dall’inizio della grave crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione. In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine, fuori della porta del lavoro che dà di gnità e futuro. Essi, a dire il vero, anche di recente mostrano una grande pazienza, e danno prova d’intraprendenza grazie alla genialità che spesso caratterizza l’età giovanile. Ma ciò non è sufficiente se non vi è un tessuto. industriale pronto a riconoscerne i pregi, a recepirne i risulta ti e a metterli in circolo su scala. Senza dimenticare quanti – non più in giovane età – hanno perso il lavoro e spesso si trovano esclusi da ogni circuito lavorativo e con la famiglia sulle spalle. Come su un binario parallelo e virtuoso, è necessario incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore. Ma è altresì indispensabile sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia, semplificando anche, le inutili e dannose burocrazie. Se non si velo cizzano i processi e non si incentiva, si scoraggia ogni intrapresa vecchia e nuova. Bisogna ripensare e rimodulare anche la concezione del lavoro:il vecchio schema di dura contrapposizione è superato e rischia di danneggiare i più deboli. È necessario promuovere sempre più una mentalità partecipativa e collaborativa dentro ai luoghi di lavoro, una visione per cui i diversi ruoli sono distinti ma non separati, perché tenuti insieme da un comune
senso di appartenenza e di responsabilità verso il proprio lavoro, la famiglia, l’azienda,la società e il Paese. Con la responsabilità accorata di Pastori, auspichiamo che il nuovo Governo – con la partecipazione convinta e responsabile del Parlamento – riesca a incidere su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la
crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia. La povertà – ci dice il Rapporto 2014 della nostra Caritas
sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia intitolato “False partenze”, di imminente presentazione – è in rapido e preoccupante aumento: sembra di essere in prima linea su una trincea più grande di noi, anche se sappiamo che la Chiesa non è chiamata a risolvere tutti i problemi sociali, ma a contribuire al meglio nello spirito di Cristo buon Samaritano. Comunque, gli sforzi delle 220 Caritas diocesane e degli 814 Centri di ascolto si sono moltiplicati,e le iniziative sono in quattro anni raddoppiate registrando un aumento impressionante di italiani che bussano alla porta, così come di gruppi sociali che fino ad oggi erano estranei al disagio sociale. I fondi diocesani di solidarietà aumentano dell’11%, e gli sportelli, per aiutare la ricerca del lavoro o della casa, sono giunti a 216. Si registrano anche gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali, sia a livello occupazionale che abitativo. Il 66,1 % dei separati dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità. A questi dati di ordine ma teriale si devono aggiungere quelli di tipo relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che la separazione ha inciso negativamente su tale rapporto. Come Vescovi, vogliamo incoraggiare il servizio delle nostre Caritas e dei Centri di ascolto, come di tutte le 25.000 Parrocchie e delle molte Aggregazioni: è uno spiegamento di persone e di risorse che umilmente affronta un’onda sempre più grande e

LO DICE A ME KING SAUDI ARABIA: " MIO ZIO BOKO HARAM, HA RAGIONE! LA CULTURA OCCIDENTALE È PECCATO! " CONTRO IL SATANISMO GENDER OBAMA, L'ANTICRISTO ISLAMICO MOSTRO ] Angela Dorothea Kasner [ Merkel ] SOSTANZIAMENTE voi siete una sola sinagoga di deprati assassini, perché, quando si tratta di uccidere i martiri cristiani, poi, voi andate sempre insieme, anche se, voi siete molto diversi tra di voi!

LO DICE A ME KING SAUDI ARABIA: " MIO ZIO BOKO HARAM, HA RAGIONE! LA CULTURA OCCIDENTALE È PECCATO! " CONTRO IL SATANISMO GENDER OBAMA, L'ANTICRISTO ISLAMICO MOSTRO ] Conferenza Episcopale Italiana. CONSIGLIO PERMANENTE. Roma, 24 - 26 marzo 2014. È ASSURDO VEDERE COME ANCOA COSÌ TANTI CRISTIANI INNOCENTI VENGANO UCCISI NEL MONDO A MOTIVO DELLA LORO FEDE, DA NON poche parti del pianeta continuano a salire rumori di conflitto che devono essere affrontati con le armi della preghiera e del dialogo onesto senza altri interessi. A tanti nostri fratelli e sorelle in umanità e spesso nella fede, che sono anche vicinissimi perché parte del nostro Continente – come il popolo ucraino – da questa simbolica sede vogliamo far pervenire la nostra vicinanza di Pastori, perché le ansie e le sofferenze, i diritti e le speranze di tutti
trovino casa nella giustizia e nella pace. Anche, per questo, la comunità cristiana ha aderito con gratitudine all’iniziativa di Papa Francesco, per 24 ore di adorazione e riconciliazione in tutte le Diocesi. 6. Educare intelligenza e cuore Come sappiamo, l’annuncio di Cristo è fondamento e criterio dell’educazione delle intelligenze e dei cuori, una educazione integrale che la scuola è chiamata a offrire: “Il compito educativo è una missione chiave”, affermava recentemente il Santo Padre (Discorso ai Superiori Generali degli Istituti maschili di vita religiosa, 29.11.2013). E noi, Vescovi Italiani, con rinnovato impegno camminiamo nella via del decennio che abbiamo dedicato a questa missione. Per questo, con tutte le persone di buona volontà e di retto sentire, guardiamo all’appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l’urgenza
del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la prezi
osità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica. Essa è un patrimonio storico e plurale del nostro Paese, offrendo un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall’ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo – tra l’altro – l’enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza. È in questo orizzonte che riaffermiamo il primato della persona, e quindi la tutela che si deve ad ogni persona specialmente se in situazione di fragilità – contro ogni forma di discriminazione e violenza. E nello stesso tempo non possiamo non ricordare il grave pericolo che deriva dallo stravolgere o disattendere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione. La preparazione alla grande Assise del Sinodo sulla Famiglia, che si celebrerà in due fasi nel 2014 e nel 2015, nonché il recente Concistoro sul medesimo tema, hanno provvidenzialmente riposto l’attenzione su questa realtà tanto “disprezzata e maltrattata”, come ha detto il Papa: commenterei, “disprezzata” sul piano culturale e “maltratta” sul piano politico. Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l’origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un’umanità, migliore e la garanzia di continuità sociale. Non sono le buone leggi che garantiscono la buona convivenza – esse sono necessarie – ma è la famiglia, vivaio naturale di buona umanità e di società giusta. In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla di versità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre...parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È
la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano
intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga. Anche il fenomeno dell’“alcol estremo” – cioè di bere fino allo sfinimento o peggio– non può lasciare indifferente nessuno, tranne chi si arricchisce sul male degli altri. Si dovrebbe, invece, sprigionare nell’intera società un brivido di rifiuto e di seria preoccupazione, tale da provocare investimenti seri di risorse umane, economiche e valoriali, ben più meritorie rispetto a iniziative ideologiche e maldestre. Cari Confratelli, mentre rinnoviamo la nostra lode al Signore della vita e della gioia, ci disponiamo ai lavori che ci attendono con generosità e fiducia. San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, del quale abbiamo appena celebrato la solennità, ci guardi e ci guidi. Egli ci assicura, come nella casa di Nazaret, la presenza calda e rassicurante della Sacra Famiglia. http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2014-03/26-3/Prolusione%20del%20Cardinale%20Presidente.pdf